… ale…

l’eleganza dei numeri, disposti in formule, spiegati con deficienze…ci sono rapporti matematici impossibili per me da comprendere,

relazioni umane altrettanto complesse,

ma che sempre hanno un senso, ed allo stesso tempo un risultato,

anche seppur uguale e contrario…

farò una ponderata media,

ma non necessita ora il risultato…

almost happy…

dai appuntamento ad un’amica che non vedi da tempo, tarda mezz’ora… pensi che neanche un uomo avresti accettato di aspettare tanto, ma resti seduta nel locale, finisci la birra, la aspetti per ordinarne un’altra.lei arriva, mi fa piacere vederla e sapere come vanno le sue cose.

mi parla, parla quasi sempre lei, ma perché io rimango a bocca aperta…: una donna che mi parla del suo lavoro innamorata, la invidio, sì… la invidio proprio, e vedo la sua gioia negli occhi, e vorrei tanto ritrovare quella luce… 

le relazioni con gli uomini sono ormai messe da parte, non mi soddisfano, non apprezzo come mi trattano, le libertà che scelgono di avere con me… 

con gli amici ho fatto una grande selezione ultimamente, troppo stanca dei continui alti e bassi… delle idiozie gratuite, e mi sento finalmente soddisfatta di chi è al mio fianco, perché so che sono persone di cui posso fidarmi ad occhi chiusi e su cui posso contare.

il lavoro… è solo tale… e dato che occupa la maggior parte delle mie ore questo mi frustra parecchio… sono anni ormai che non ho un moto di gioia nel mio lavoro… sempre uguale, sempre lo stesso… cerco altro da 4 anni… qualunque cosa… solo per cambiare, cambiare ambiente, facce, mansioni, imparare qualcosa di nuovo… a me la staticità mi preoccupa ed uccide lentamente…

e la mia amica questa sera mi ha prospettato qualcosa di diverso… lavorare con amore, facendo cose che sono dettate dalla professionalità e dalla competenza, fissarsi degli obiettivi, non rimanere sempre ferma, ma spronarsi a raggiungere vette.

nel mio lavoro questo non è possibile, non c’è mai nulla di nuovo, nessuna prospettiva futura, nulla che possa farmi crescere come persona né professionalmente…

diviene quasi immobilità, noia mista ad odori acri, la voglia solo di uscire dall’ufficio per poter vivere e pensare, leggere e studiare…

vorrei un cambiamento professionale, essere riconosciuta nelle capacità che ho…

so di stare bene, di voler stare da sola e di non aver bisogno di un uomo che mi dica cosa fare, per carità!!! ma se avessi un cambiamento lavorativo credo che potrei essere quasi felice…

sì… potrei fissarmi anche io un obiettivo… la quasi felicità! 

ora provo a raggiungerla…

who are you?!

la stranezza della vita.la stranezza delle persone che incontri.

le stesse che dopo averti vista 2 volte in vita loro si sentono libere di dirti come devi vivere, dirti che così non puoi essere felice, che questo non è il modo corretto per affrontare le cose, che loro sono cambiati e quindi per questo sono migliori. 

ed un solo pensiero continua a frullarti in mente…:

“ma questo chi cazzo è?!?!” 

the body

il corpo va letto, con attenzione, osservando, leggendo ogni racconto che può regalare, ogni segno, cicatrice, disegno.nulla più del corpo può raccontare chi lo vive.

anni… 

ci vanno anni per conoscere a memoria il corpo altrui, spesso, colpa della disattenzione, neanche noi ci accorgiamo di un nuovo segno sul nostro proprio corpo…

il profumo è la prima cosa,

il tatto aiuta per la seconda,

la terza credo sia il gusto,

la conoscenza visiva e l’ascolto di esso sono alle ultime posizioni… l’ascolto quasi dimenticata…

mai sottovalutare un corpo e ciò che racconta, o che cerca di nascondere… 

mai. 

third day

risposta carina e dolce… ci sta, vedremo stasera o domani o chissà…
io vorrei essere rapita per 24h per togliermi un po’ di desideri…
non accadrà… ovvio…
ma magari lui è coinvolto, può accadere… o, almeno, alla gente normale accade: ha voglia di stare con una persona e allora fa in modo di starci…
dovrebbe essere così, facile, semplice, come a 15 anni, senza paure, senza pensieri, senza costrizioni, senza giudizi.
il pensiero di lui mi accompagna, e mi piace, molto, allo stesso tempo lo scaccio,
per evitare delusioni,
per evitare che diventi un pensiero troppo profondo,
per evitare di usarlo troppo e poi potermene stancare.
ogni inizio è uguale al precedente, ma ad oggi ho una consapevolezza differente:
l’amore è per sempre, ma non per me.

empty.

il senso di vuoto. portato dal terminare un libro, che chiudendolo ti lascia gli occhi lucidi ed i pensieri rincorrersi.
portato dalla mail di auguri di compleanno arrivata con 10 giorni di ritardo “minchia saré mi son dimenticato”.
portato dall’indifferenza mista a rabbia che quella stessa mail ha provocato.
portato dal non essere andata in palestra ieri per scaricare la tensione, perché si è preferito dormire, e poi pentirsene.
portato dalla noia lavorativa.
portato dal volerlo riempire questo vuoto: di parole, abbracci, di sensazioni, esperienze, sguardi, profumi e contatti, ormai troppo lontani da non riuscire neanche più a desiderarli realmente. sentire che l’inverno difficilmente ti lascerà per la primavera, che difficilmente ti sentirai pronta a svestirti, a ridere al sole, a sudare in giro per la città in sella alla tua bici.

come mi muovo pesto una merda

“ecco la verità: mi interessi, mi interesserebbe conoscerti meglio… il fatto è che sono fidanzato, te lo avrei detto ma era piacevole avere a che fare con te”questo il mio ultimo contatto ricevuto dal genere maschile…

mi chiedo: ma vi siete tutti accordati per farmi convincere sempre più della vostra pochezza d’animo? se così non fosse ci state comunque riuscendo alla perfezione.

non nascondo la mia delusione, il mio rimanere a bocca aperta alla confessione, il mio pensiero “ma cosa cazzo baccagli se l’obiettivo è solo accrescere il tuo ego?!?!”

e subito dopo la rabbia e lo sconforto arrivano i pensieri su di me…

come mi mostro a questi cosiddetti uomini…?

cosa trasmetto…?

con quale diritto mi trattano come una persona senza passato, senza dolori e senza reazioni emotive…?

il problema sono loro o sono io…?

me lo chiedo da tempo.

non capisco perché un uomo fidanzato debba flirtare con chi gli si avvicina con serena discrezione e curiosità, se poi sa da principio che non si potrebbe sviluppare una reciproca conoscenza. sicuramente il fulcro è sentirsi valorizzati dalle attenzioni di una donna, dal sentirsi cercati, e, perché no, desiderati. ma se hai già una donna al tuo fianco qualcosa non torna… dovresti sentirti valorizzato da lei, dovresti volere che sia lei a desiderarti, a farti sentire uomo.

con quale leggerezza insignisci me di questo compito? e per quanto credi che possa durare…?

l’appparenza sempre più mi inganna… avevo apprezzato alcune sue confidenze, ma non avevo colto l’egocentrismo, che in un secondo trasforma qualunque essere umano in un banale essere.

rimango senza parole.

mi ritrovo a discutere sui miei parametri valutativi, elimino il pensiero di lui in un secondo e discuto di me.

e non mi sembra neanche corretto dovermi mettere in discussione perché ho incontrato l’ennesimo uomo deludente, ma accade. magari questo riflettere molto su di me mi aiuterà… mi auguro… ma ho grandi dubbi.

mi sento forse troppo fragile e bisognosa di protezione, ed anche se cerco di non mostrare questo lato intimo probabilmente affiora e questo concede a chi incontro di trattarmi come meglio crede per raggiungere unicamente i suoi obiettivi, senza preoccuparsi delle ripercussioni che potrebbero avere su di me.

non mi piace più molto il genere maschile. è in grado solo di deludermi.

doc

e poi fai una visita, una semplice visita ginecologica, in un periodo in cui la tua mente fatica a trovarsi, in cui fatichi ad alzarti ogni mattina, in cui nulla e nessuno riesce ad aiutarti.ma tu provi da sola a risollevarti, come sempre, perché hai gli occhi azzurri ed il cuore pieno di amore che prima o poi qualcuno riuscirà ad apprezzare… ti dici, speri.

e la visita si conclude con un “ti voglio rivedere tra 10 giorni, ma non preoccuparti”

ok…

non mi preoccupo. ci provo… ma comunque mi hai detto che il mio seno sinistro aveva qualcosa che non andava, ma di non preoccuparmi, che al massimo l’avremmo dovuto controllare più spesso.

ok, alla fine non mi preoccupo.

fino al giorno prima della visita, in cui sono sbronza ed insieme ai miei amici più cari ed allora tiro fuori un po’ di tensione e preoccupazione, e loro mi rincuorano, ne avevo bisogno, molto, e il giorno dopo mi sveglio e aspetto le 16.00 pensando ad altro, lavorando, pensando agli amici che come me avranno fatto una fatica tremenda ad alzarsi…

faccio la visita, la dottoressa non ride e scherza come sempre, continua a nominare questo “fibro…” qualcosa, dice di fare un’ecografia, di andare solo in un posto 

“ma non mi è comodo… posso andare da un’altra parte?”

“no. mi fido solo di loro.”

ok… capisco che forse non va tutto così bene…

mi dice di fare l’ecografia, di prenotarla subito, di portarle gli esiti appena li ho, senza prendere appuntamento.

“e non aspettare 2 mesi…!!”

e non dice più

“non ti preoccupare”

…. 

ed ovviamente è il seno sinistro… vicino al cuore, la parte di me più intaccata, usata ed espulsa del mio corpo intero.

quella che nessuno si è mai preoccupato di proteggere…

fanculo…

error

perché a me sembra di essere qui da una vita, di essere qui non solo fisicamente, ma mentalmente, sempre nello stesso posto, e solo io posso cambiare tutto ciò. spostarmi, avvicinarmi, ad un pensiero più sereno, di me e della mia vita, più profondo ma anche più rilassato.non è neanche giusto dire che non devo fare affidamento su nessuno… devo fare affidamento su altre persone, che sono in grado di farmi stare meglio.

devo scegliere di eliminare dalla mia vita la criptonite che mi distrugge e logora, e mi fa diventare ossessiva, depressa ed ansiosa.

non basta più allontanarla, la devo proprio eliminare. e non importa quanto io ci abbia investito.

è stato un errore, e tale dev’essere pensato da oggi in poi.

senza ricadute, senza ripensamenti, senza nostalgie, senza rabbie.

è così.

gli errori si fanno, ho perseverato in questo troppo tempo, facendomi sempre più male, arrivando a toccare proprio il fondo, mettendo in discussione tutta me stessa e per che cosa…?

perché l’ho fatto?

cosa ho ottenuto?

nulla.

ma forse la consapevolezza che gli errori possono esistere, che io posso farne, ma posso anche accantonarli e smettere di crogiolarmici dentro, può essere già un “insegnamento” da apprendere. qualcosa da cui partire, per star meglio, fino a riuscire a star bene.

io voglio stare bene.